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Musica = emozioni

May 5, 2009

Questo post si discosta parecchio dagli ultimi che ho scritto. Ho deciso di scriverlo per due motivi: il primo è tornare a dare un taglio un po’ più giornalistico e personale e meno promozionale a questo blog, e il secondo è quello di rispondere ad alcune affermazioni di un amico di cui parlerò ora.

Qualche tempo fa, ho parlato con una persona che ha detto una cosa di questo genere:
un DJ non è un musicista, è un tecnico

Ho pensato alla risposta mentre ascoltavo una delle ultime puntate del radio show Trance Around The World di Above & Beyond.

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Mentre sentivo l’ultimo pezzo di Gareth Emery mi è venuta in mente una frase di Piero Fidelfatti che ho avuto modo di ascoltare ad un seminario musicale qui a Milano

L’arte dell’essere DJ non sta nel mixare due dischi. Quello è un tecnicismo necessario. Bisogna farli viaggiare, fargli dimenticare il mondo in cui vivono ed iniettarli in una dimensione nuova. Questa dimensione deve crearla chi ha le mani sul mixer.

Ebbene, nonostante al tempo l’intervento di Fidelfatti mi avesse lasciato abbastanza apatico, ho ripescato questa frase e trovo che rispecchi perfettamente anche il mio pensiero a riguardo.
E’ vero che per moltissime persone (e anche per moltissimi addetti ai lavori) chi sta in consolle non è altro che colui che passa da un disco all’altro cercando di fare in modo che la pista non se ne accorga. E’ diffusa la credenza che “DJ = colui che mixa i dischi”. Io non sono d’accordo.

Se si utilizza questa definizione, allora il pianista è quello che preme i tasti, e il chitarrista è quello che pinza le corde. L’essere “musicisti” consiste nel comunicare emozioni attraverso la musica. Che poi questa musica derivi da una chitarra, da un pianoforte, o da due piatti non cambia nulla.
Sono soltanto strumenti in mano alla persona. Ora, è contestabile il fatto che spesso i DJ non usino dischi di loro produzione. E quindi? Anche i pezzi composti da altre persone sono strumenti. Spesso una serata buona si distingue da una mediocre non per l’accuratezza dei passaggi, ma per la qualità della selezione. Questo esclude ogni tecnicismo, ogni mixaggio di tipo accademico. Chi è in pista lo sente. Alza le mani. Canta, urla, salta. Queste sono emozioni, e le emozioni non sono date da un tecnico ma da un artista.

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